Quando la tua opinione non conta un cazzo

Questa cosa del suffragio universale ci è un po’ sfuggita di mano.

Purtroppo ultimamente ci siamo convinti che la nostra opinione conti davvero e che sia indispensabile, perché io che sono cittadino ho diritto di dire la mia, e ciò porta all’irreparabile: dare la propria opinione a proposito dei fatti degli altri.

Dovrebbe essere abbastanza facile da capire, e invece caspiterina ogni tanto non ce ne rendiamo proprio conto, ma la nostra opinione, rispetto alle sciagure degli altri, vale meno di zero.

Se ho avuto una giornata/un mese/un anno di merda, una leccata in faccia del mio cane vale 1K volte di più di un tuo “Secondo me”. 

Intendiamoci, non tutti i secondome sono sbagliati: se preludono a una discussione costruttiva o a un consiglio dato col cuore, possono essere davvero utili.

Ma nel caso in cui percepiste un po’ di brezza alpina passarvi  tra le orecchie, se sentiste il tipico verso dell’aquila reale mentre pronunciate il vostro secondome, allora, care stelline, siete già salite su un bel piedistallo e tutto ciò che state per dire arriverà dall’alto.

E avrà la stessa forma, la stessa utilità e  lo stesso sapore della merda di piccione.

Vorrei anche farvi notare che, sempre parlando del caso #2, se il secondome viene corredato di un bel nonpossocapire avete fatto tombola: in quel caso le vostre parole risuoneranno come uno stormo di gabbiani in cerca di libertà intestinale dopo un pasto a base di pesce morto alla sorgente del Po e arrivato inspiegabilmente fino al mare.

Perché no, non potete capire. Punto. Zero. Io non posso capire cosa dice il mio cane e infatti non pretendo di farci dei discorsi.

Anche perché se gli dico “Secondo me ti devi lavare!” mi risponde abbaiando fortissimo, e credo mi stia dicendo “Fatti i cazzi tuoi valà!”

Ripeto, se cercate di essere utili e di aiutare qualcuno a cui volete bene, queste parole non fanno per voi. 

Se invece volete ricordare a voi stessi quanto siete fortunati a non stare nella pauta fino al collo come il vostro amico lì di fianco, se vi accorgete che prima di parlare prendete fiato e poi tirate un bel sospirone di sollievo,

oppure:

se fate parte di quella categoria che fascicola tutto ciò che sente in uno schedario mentale, nel quale al primo posto c’è il libro: “I cazzi degli altri: come raggrupparli per categoria e quali occasioni sfruttare per sfoderarli e diventare il re della serata – all’interno un inserto sugli aperitivi mondani e un poster delle espressioni migliori per introdurli nel discorso”, ecco, lasciate perdere.

Che di mariedefilippi ne è pieno il mondo.

E come tu hai il diritto di dare la tua opinione (almeno finché io non sarò regina del mondo), così io ho il diritto di sbrigarmela coi fatti miei senza sentire il tuo sguardo da ‘Povera, dai, se fossi io al posto suo avrei già risolto tutto’. 

Perché sto iniziando a pensare che molte persone se fossero al posto di molte altre persone a quest’ora avrebbero già dato di matto, e  correrebbero in giro per il mio paese con una pelliccia addosso, i sandali con le zeppe e un cappellino di giornale tipo muratore a lanciare gatti ai passanti. E io non starei a guardarle dicendo “Secondo me con quella pelliccia ci sta meglio uno stivaletto beige”.

 

Chiedo scusa per il linguaggio scurrile, nè

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